Nove colonne
Dibattito sciuè sciuè
Al Corriere della Sera si fanno un’unica domanda: ma il mare bagna Napoli? Sempre Duddù, solo Duddù.

Dal Foglio del 7 giugno 2008
Al Corriere della Sera si fanno un’unica domanda: ma il mare bagna Napoli? Sempre Duddù, solo Duddù. E sempre la solita letteratura sciuè sciuè. C’è del marcio giacobino in via Solferino. Sono sempre le solite spingule francese. Escluso dal dibattito sul Mezzogiorno, infatti, il fior fiore dell’intelligenza azzurra: manco un’intervista ad Antonio Martusciello, neppure un editoriale a Michele Apicella, neppure dare in allegato un intervento videomusicale di Gigi D’Alessio.
Sempre Duddù, solo Duddù. Solo pesci da brodo nel dibattito sulla munnezza. E il mare non bagna Napoli di qua, e il mare non bagna Napoli di là e tutto il Corriere della Sera va poi a sfruculiare a mazzarella a san Gennaro. Pur sollevato da Ernesto Galli della Loggia, il dibattito sulle gravi responsabilità della borghesia illuminata è finito in mano ai soliti sciuè sciuè del Rinascimento napoletano. Pur nei suoi slanci d’affetto verso il Cav., il Corriere che ha cambiato pelo non ha rinunciato al vizio. Con consueta puzza al naso, i vertici del giornale hanno messo la mordacchia anche alle vivide intelligenze dell’avanguardia rivoluzionaria. Neppure un’intervista a Giuseppe D’Avanzo. Manco una telefonata a Sandro Ruotolo. Neppure un link multimediale per Michele Santoro. Anche una terribile cappa di sostenuto silenzio cala intorno a Lucy, ossia Lucia Annunziata, per il Corriere c’è sempre Duddù e solo Duddù.
Il Corriere non interpella Gigino Compagna: troppo liberale per i loro gusti. Non si rivolge a Paolino Isotta, maestro indiscusso. Ma il Corriere non ha fatto parlare manco Sasà Toriello perché considerato troppo zuzzurellone sebbene il Sasà – di gran lunga più scicche di Duddù – abbia le carte in regola con la presentabilità sociale, essendo che lui è braccio destro di Fagiano Fagiani (motivo per il quale viene volentieri invitato – anche due volte l’anno – a Capalbio). Pure Pino Daniele paga il pegno per avere fatto delle aperture al nuovo governo. Malgrado abbia le carte in regola con la presentabilità sociale essendo che s’è presentato al Corriere in compagnia di Giovanni Malagò, Pino Daniele ha avuto sbattuta lo stesso la porta: “Sciuè, sciuè”.
Roberto Saviano giustamente li schifa ma è contro l’area culturale del Popolo della libertà che il Corriere esercita la sanzione dell’oscuramento. Marcello D’Orta, quello di lui speriamo che se la cava con la cava, aveva scritto un editoriale sul tema ma è stato cestinato. La simpaticissima Wilma De Angelis non ha avuto parola, così come Sergio Bruni, nativo di Villaricca, ameno sito dove vogliono fare la discarica, non è stato fatto partecipe del dibattito. Mentre alla partecipazione al dibattito di Televomero si oppone Aldo Grasso, Sebastiano Grasso, poeta, pubblica un’intera pagina di stroncature dei neomelodici, ma triste e gravissima è l’onta cui viene costretto Carlo Croccolo, dal Corriere individuato quale simbolo del napoletano sciupafemmine. Voleva raccontare le sue love story, dopo quella con Marilyn Monroe, quella con Audrey Hepburn, ma nonostante lo scoop è stato cassato. “All’altare sgarrupato non s’appiccine ’e cannele”, la dichiarazione del Croccolo deluso. Tutto questo mentre Dario Di Vico, vicedirettore di via Solferino, se ne usciva con un pezzo celebrativo di Dolores Palumbo: “E il mare non bagna Napoli di qua, e il mare non bagna Napoli di là”.